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18 lug 2016

Caselle verso i 4 milioni di passeggeri

di Alberto Garbin

Per la prima volta nella sua storia l’aeroporto di Torino potrebbe sfondare la quota di 4 milioni di passeggeri transitati nel 2016. Sarebbe un risultato storico per Caselle, e facilmente raggiungibile se la crescita dei passeggeri rimanesse su questi numeri: nei primi sei mesi dell’anno si è avuto un + 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2015. A trainare il risultato rimane sempre il traffico internazionale che registra un +12%. Nel 2014 i passeggeri transitati erano 3.431.986 e nel 2015 erano 3.666.582. Dopo i tagli ai voli di Alitalia verso il sud e il mezzogiorno, sembrava che la crescita dell’aeroporto si fermasse, invece, come spiega l’A.d. di Sagat, si è lavorato moltissimo per sostituirli, al punto da non rimpiangere assolutamente i tempi della compagnia di bandiera. Come anticipato, il fattore che ha consentito una così importante crescita è rappresentato dai voli internazionali che ormai arrivano a più del 20% dei voli totali dell’aeroporto. A conferma di ciò è l’annuncio dell’ultimo collegamento con il Lussemburgo dal 7 novembre ad opera di Luxair: quattro voli settimanali di lunedì, martedì, giovedì e venerdì. Importanti novità anche per Blueair con Napoli e Pescara a partire da ottobre; Lampedusa e Skiathos ad opera di Volotea, appena partiti, ai quali dal 18 luglio si aggiungerà Corfù. Novità anche per i voli stagionali invernali dal Regno Unito; da dicembre EasyJet per Bristol, Londra Luton e Manchester; Jet2com per Edimburgo; Monarch per Londra Gatwick e Manchester. Sagat, inoltre, prevede nel quadriennio 2016 – 2019 investimenti per 29 milioni di cui 25,3 per interventi volti a ottimizzare le infrastrutture esistenti: riqualifica delle infrastrutture di volo, della piazzola per il de-incing, ma anche l’acquisto di attrezzature, forniture e opere finalizzate alla sicurezza. Sempre Sagat, annuncia il lancio di un concorso di idee per architetti con l’obiettivo di cambiare completamente l'aspetto dell'atrio partenze, rendendo la pista visibile anche per chi non deve volare, sul modello di altri aeroporti europei.

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13 lug 2016

Progetto VENTO: scopriamo insieme di cosa si tratta.

di Alberto Garbin

In questi giorni si è tornati a parlare di Vento, il progetto del Politecnico di Milano che consiste in una pista ciclabile di 679 chilometri che collegherà Torino a Venezia lungo il corso fluviale del Po. Una volta ultimata, potrebbe diventare una delle piste ciclabili più lunghe d’Europa. Un lungo percorso ciclabile in cui non ci si dovrà preoccupare di strade, autostrade o ostacoli di sorta da superare. Viaggiare tra i meravigliosi paesaggi del Nord Italia non sarà più da considerarsi un’impresa rischiosa e impraticabile. Vento non è solamente un progetto ambizioso ma sarà una vera e propria risorsa per l’economia Italiana, potrà essere infatti un richiamo turistico impressionante se sviluppata a dovere. Il paesaggio italiano è un vero e proprio marchio che ci rende famosi in tutto il mondo, un sinonimo di qualità, ed è  la risorsa più preziosa che abbiamo. Questo progetto ci aiuterà a conoscere ed apprezzare tutti quegli elementi del territorio che rendono l’Italia una delle mete più desiderate dai turisti: quasi metà dell’intera lunghezza del percorso sarà infatti all’interno di aree protette, per quasi 300 chilometri da percorrere completamente immersi nella natura. Dal Monferrato al delta del Po, da Venezia ai navigli di Milano, passando per i piccoli borghi pieni di storia e architettura che caratterizzano così tanto il paesaggio della Pianura padana. Senza contare poi l’enorme offerta di prodotti che ci fanno conoscere in tutto il mondo, dall’enogastronomia all’artigianato. L’ambizione del progetto è evidente: in un paese come l’Italia, e nel caso specifico, della Pianura Padana, nonostante il forte potenziale di “ciclabilità” , la vita dei ciclisti è dura, se non impossibile. La mancanza di infrastrutture, manutenzione inesistente e strade trafficatissime rendono anche un semplice tragitto casa – lavoro un’impresa. Nonostante tutto ciò, gli esperti del progetto Vento hanno stimato che basterebbero circa 80 milioni di euro per completare l’intero percorso. Si, perchè una grossa parte, è già pedalabile in sicurezza per una lunghezza totale di circa 100 chilometri, mentre altri 290 chilometri sarebbero invece convertibili a ciclabile con semplici cambi di alcune regole d’uso di argini, sentieri, e strade poco utilizzate. Altri 150 chilometri diverrebbero ciclabili con un vestimento irrisorio, mentre per gli ultimi 145 chilometri da costruire ex-novo, servirebbero poco più di 60 milioni. La strada da seguire è ancora molto lunga, ma si spera che la Vento possa rappresentare un nuovo modo di vivere le vacanze, ovvero lenta, verde e non limitata ai grandi nomi celebri del comparto turistico.    

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11 lug 2016

Foto | Nuova viabilità in corso Venezia tra via Valprato e Cervino

di Alessandro Graziano

Aperto da qualche giorno un tratto della corsia centrale di corso Venezia nel tratto tra via Valprato e via Cervino. Il corso che correva ai lati della ferrovia vedrà grandi trasformazioni grazie all'interramento del passante ferroviario. Questo tratto fa parte del cosiddetto quinto lotto di trasformazione urbanistica ( circa 18 milioni di euro) delle superfici rimaste libere dal passante che va da piazza Baldissera e via Breglio. Lungi dall'essere concluso il nuovo tratto di strada ricongiunge due segmenti stradali per anni separati dalla ferrovia. Il  tratto aperto al traffico veicolare comprende una sezione stradale con spartitraffico corsia per senso di marcia ai cui bordi sono stati creati dei parcheggi a lisca di pesce. La nuova viabilità ben presto si arricchirà anche di una bretella stradale che dall'altezza di via Michele Antonio Vibò arriverà alla rotonda di via Breglio, vicino la stazione  Rebaudengo. L'asse stradale sarà a lavori finiti la continuazione del corso Principe Oddone, seppur con una sezione stradale ridotta. In futuro si connetterà alla strada per l'aeroporto tramite l'innesto su Corso Grosseto, ma questo farà parte di un altro lotto.  

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07 lug 2016

Importanti cambiamenti per la TAV Torino – Lione: si risparmiano quasi 3 mld. Ecco come!

di Alberto Garbin

La TAV Torino – Lione potrebbe essere diversa da quella a cui siamo sempre stati abituati. Graziano Delrio, parlando della project review della TAV, a margine di un convegno sulla mobilità a Firenze, ha detto che i tecnici incaricati dei lavori di progettazione, hanno revisionato l’intero progetto e come conseguenza, verrà utilizzata gran parte della linea esistente e verranno costruiti solo 25 km di nuova linea, contro gli 85 del progetto originario. Aggiunge dicendo che “non si tratta di arretramenti, ma di adeguamenti, e sono un'intelligente rivisitazione dei progetti per fare le opere nei tempi giusti, con i costi minori e che siano davvero utili" Il risparmio è di 2,6 miliardi di euro rispetto al progetto originario del 2011. E' quanto prevede un documento approvato lo scorso 20 giugno. A cambiare, come s'è detto,  sono le opere di adduzione al tunnel, che non subisce invece variazioni, quelle cioè necessarie al funzionamento della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità. Non più, quindi, un progetto unitario, ma singoli interventi, ognuno con la propria progettazione, da realizzare entro il 2030, anno di entrata in esercizio della linea internazionale. In particolare, è previsto l'adeguamento della linea storica tra Bussoleno e Avigliana, ampiamente sotto le proprie capacità di carico, un tunnel in due tronchi sotto la collina morenica di Avigliana-Buttigliera Alta, il riuso dello scalo San Paolo e l'adeguamento del Passante di Torino. Slitta invece la Gronda merci a Nord di Torino, perché in vista dell'adeguamento della Alessandria-Novi i treni che non entreranno nel Passante potranno riconnettersi all'Alta Velocità e al Terzo Valico da Sud. Si passerà così dai 4,3 miliardi di investimenti inizialmente stimati, a 1,7 miliardi complessivi e le previsioni di carico dei treni passeranno dai 3 milioni annui di tonnellate a 25 milioni. Il tutto inoltre sarà propedeutico all'adeguamento della Torino-Genova".

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06 lug 2016

Foto| Stazione Porta Nuova: i lavori ai binari 6 e 7

di Alessandro Graziano

Continuano i lavori di ammodernamento, rifunzionalizzazione e adeguamento infrastrutturale della stazione di Porta Nuova, vero cuore ferroviario della nostra Torino. In particolare sono da poco cominciati i lavori di manutenzione delle pensiline X e XI e la  sopraelevazione dei marciapiedi tra i binari 6 e 7 con un importo di 241.925 € . In particolare la sopraelevazione delle banchine tra i binari permette un facile e veloce accesso ai treni e una migliore accessibilità agli utenti con disabilità motorie. Di seguito le foto dei binari 6 e 7 attualmente in risistemazione.          

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01 lug 2016

Variante 200: un nuovo modo di fare città

di Ludovico Ragonesi

In data 22 Luglio 2010, la Giunta Comunale della città di Torino ha approvato, tramite Delibera, il Progetto Preliminare della Variante strutturale n. 200. Tale strumento è stato studiato per modificare alcune delle indicazioni contenute nel P.R.G. di Gregotti e Cagnardi, Piano che dal 1995 definisce e regola la trasformazione della città, adeguandola a rispondere a nuove esigenze, problematiche e potenzialità. Nello specifico, la Variante 200 rappresenta una delle riconversioni più grandi in Italia, nonché il più importante progetto di trasformazione urbana, avviato a Torino dopo le Olimpiadi. L’intervento interessa lo sviluppo dell’area Nord - Est della città, area che nei prossimi anni sarà un vero e proprio laboratorio urbano e che coinvolgerà oltre 900.000 mq di superficie, assegnati per gran parte a destinazione pubblica. IL TEAM OPERATIVO: Il Masterplan è stato organizzato e pensato da un gruppo di lavoro, vincitore di un bando internazionale indetto dalla città di Torino, che ha analizzato il progetto e tutti i suoi sviluppi, spaziando dall'aspetto economico – finanziario alla sostenibilità energetica degli interventi avanzati. Il gruppo di lavoro, scelto per affiancare il Comune nello sviluppo del progetto, è stato designato sulla base delle diverse vocazioni possedute dai suoi singoli componenti. Tale aspetto è stato studiato in maniera tale da garantire al team una visione globale del progetto e da permettere loro una forte integrazione con l’amministrazione pubblica. Il team è guidato dagli olandesi di Architekten Cie, con l'esperienza torinese di Recchi Engineering, Avalon per la consulenza finanziaria, l'architetto masterplanner Matteo Robiglio di Tra (ex Avventura Urbana), Mesa per le analisi di mercato, Manens-Tifs per le competenze ambientali, lo studio Nctm per la parte legale e la società di sviluppo immobiliare Hines. GLI AMBITI DI INTERVENTO: Gli ambiti coinvolti nella trasformazione sono tre: la Spina 4, l'ex scalo Vanchiglia ed il trincerone ferroviario di corso Sempione, che sarà occupato dalla Linea 2 della Metropolitana. «Le tre aree – spiega Matteo Robiglio – avranno vocazioni diverse. Il Vertice Nord, cioè Spina 4, si incrocia con il passante ferroviario e sarà valorizzato nella sua accezione di porta nord della Città. L'elevato grado di accessibilità e la posizione nodale del quartiere, all'interno delle reti locali e sovralocali, segnano il suo destino di nuova "Down-town". Un luogo aperto ad ospitare servizi di rango superiore: distretto leisure, retail e business». Lungo lo spazio sovrastante il trincerone, è prevista la realizzazione di un boulevard verde (lungo circa 2 km) che ricucirà due quartieri oggi separati dalla ferrovia e avrà una vocazione che guarda al benessere ed alla sanità, pubblica e privata, considerato anche che in questa zona è già presente l'ospedale San Giovanni Bosco. L'ambito corrispondente all'ex Scalo Vanchiglia, pensato nella sua dimensione "local" di "Village" torinese, verrà trasformato in un nuovo quartiere residenziale, costituito da attività volte ad attrarre i giovani. L'ambito in questione sarà sviluppato per ultimo (non prima dei prossimi dieci anni), per via delle attuali condizioni del mercato immobiliare. LA MODALITÀ DI INTERVENTO: La modalità d'intervento promossa dai progettisti è quella del bottom-up, ossia quel metodo che privilegia la costruzione della città, partendo dal basso. In questo modo viene, dunque, favorita la visione di una città costituita da aree destinate ad ospitare usi anche temporanei, capaci di attrarre investitori, per lasciare poi spazio allo sviluppo secondo ciò che richiederà il mercato. «Si tratta – spiega Miceli – di pianificare in maniera negativa, cioè lasciare ampia libertà di scelta a chi verrà a insediarsi, semplicemente definendo ciò che non sarà possibile collocare, per espressa previsione del Comune. Una soluzione che consente grande flessibilità di risposta nei confronti delle esigenze del mercato». Non c'è dubbio che, il progetto sia molto impegnativo: durerà infatti almeno vent’anni. Ciò premesso, è altrettanto chiaro che: «Si tratta di un nuovo modo di fare città – ha dichiarato l'architetto Emanuela Recchi – in cui il disegno fisico dello spazio urbano non prescinde dalla sua fattibilità economica e procede in stretta sinergia con il progetto infrastrutturale. Variante 200 ha cercato di tenere insieme dimensioni diverse del progetto, offrendo alla città un disegno organico e integrato, nato a partire dall’ascolto sia del mercato che delle vocazioni latenti del territorio. Non una mera operazione di sviluppo immobiliare – ha concluso - ma una vera e propria valorizzazione dei luoghi». 

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27 giu 2016

Sottopasso Statuto e cantieri corso Oddone

di Alessandro Graziano

Abbiamo svolto questo weekend un sopralluogo nel sottopasso Statuto, inaugurato circa due settimane ed ancora non del tutto completato almeno nelle rifiniture. In particolare lungo le rampe di accesso al sottopasso gli operai stanno montando i pannelli di protezione per evitare che qualcuno possa sporgersi dal sovrastante corso o possa lanciare oggetti contundenti contro gli autoveicoli. Abbiamo inoltre percorso in auto il sottopasso e nel punto di maggior profondità è presenta una curva apparentemente anomale che sposta l'asse di percorrenza improvvisamente. Si tratta degli accessi alle vie di fuga, che secondo nostro parere potevano essere esterni la carreggiata in modo da non creare questa pericolosa curva. Dalle foto si notano i grandi cubi posti ai lati del sottopasso che nelle idee progettuali dovrebbero ospitare delle alberature. Sicuramente si poteva scegliere una soluzione estetica più gradevole e magari inverdire le pareti di cemento a vista con specie rampicanti sempreverdi. Infine è in definizione la rotonda provvisoria sopra l'incrocio con corso Regina. La rotonda infatti è stata smantellata e gli operai stanno disponendo l'incrocio come la prosecuzione delle corsie di corso Principe Oddone. Ciò ci induce a pensare che l'incrocio sarà gestito da un semaforo visto lo smantellamento della rotonda stessa.

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