Segnalazione
30 mar 2018

Zego sospende il servizio: ecco il perché!

di Mattia Bordignon

Come si legge d alla richiesta ufficiale inviata direttamente alle Istitutizioni del Comune di Torino, Zego ha deciso di autosospendere il servizio a causa delmirato intervento volto esclusivamente a colpire e reprimere indiscriminatamente – non si capisce bene per quali ragioni e sulla base di quali presupposti giuridici – l’attività di carpooling promossa tramite l’app Zego. Zego ha inviato a tutti gli iscritti la mail in cui annuncia la decisione, spiegando che siamo quindi obbligati, nostro malgrado, a sospendere il servizio Zego fino a quando non riceveremo dalle Istituzioni coinvolte tutte le risposte dovute. Zego spera di poter dare presto buone notizie ai suoi utenti, ormai abituati ad utilizzare il servizio in quanto alternativa economica, accessibile e sicura di mobilità in città.  

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Articolo
12 ago 2016

Zego: chi mi dà un passaggio? Ecco l’urban carpooling

di Alessandro Graziano

È piuttosto impensabile che, in una società sempre più digitale e 2.0, non si diffondano e crescano fenomeni come il car pooling, la mobilità condivisa. La nascita di Zego (precedentemente Letzgo), dopo i problemi legali sollevati da più parti – in primo luogo dalla categoria dei taxisti – a Uber, lo dimostra. Zego è una start-up che nasce dalla mente di un giovane imprenditore, Davide Ghezzi, e da alcuni suoi collaboratori che mira a mettere in contatto chi cerca un passaggio in auto, con chi è disposto a offrirlo, sul modello di Blablacar, ma a livello urbano. Attualmente in funzione nelle città di Torino (dove lo abbiamo provato nelle ore serali all'uscita dai locali di San Salvario) , Genova, Milano e Padova attraverso una applicazione per IOS e Android che mette appunto in collegamento passeggeri e driver, che, almeno sulla carta, effettuano un medesimo percorso. Il tutto nella legalità. Il servizio Uber, infatti, era stato interrotto, e lo è almeno al momento in cui scriviamo questo articolo, proprio perché applicava tariffe simili a quelle di un servizio taxi e non prevedeva l’obbligo da parte del passeggero di indicare la destinazione di arrivo. In pratica, il passeggero saliva a bordo e diceva dove doveva andare. Il pagamento dipendeva da vari fattori, compresi la fascia oraria con più o meno chiamate e il tempo di percorrenza. I giudici milanesi, chiamati a sbrogliare questa matassa, hanno dato ragione ai taxisti e sospeso Uber. Zego bypassa queste problematiche imponendo che il passeggero indichi chiaramente da dove parte e dove vuole andare e invii questa ricerca tramite app. A questo punto, al driver più vicino e disponibile arriverà la chiamata e potrà decidere se accettare a bordo il passeggero oppure rifiutare la chiamata, sulla base del proprio percorso e disponibilità. Al termine della tratta, il passeggero potrà (non è obbligato) corrispondere un rimborso e quindi entrambi si scambieranno un feedback. Intendiamoci: anche Zego ha le sue zone grigie e tuttavia se guardato nella pura ottica del car pooling, della mobilità condivisa, pensiamo non potrà che portare benefici. Intanto perché permette a molte persone di non usare la propria auto per piccoli spostamenti, spendendo più di quanto spenderebbe muovendosi con i mezzi pubblici, ma molto meno di quanto spenderebbe con un taxi. È difficile che questa utenza avrebbe chiamato un taxi per lo stesso percorso. Più probabilmente avrebbe preso la propria auto. Il passeggero che utilizza Zego è infatti in genere giovane, nella fascia di età 16-35 anni. In questo senso, chi vorrà “affidarsi” a un servizio taxi, continuerà a farlo e forse i due ambiti resteranno separati. Pensiamo tuttavia che queste novità non potranno che fare del bene alla collettività e agli stessi taxisti che magari diventeranno più competitivi, offrendo magari tariffe agevolate per giovani, che, per esempio, si muovono di sera o di notte da o verso i luoghi della movida cittadina.

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