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30 nov 2017

Nel 2018 torneranno Valentino e Valentina

di Alberto Garbin

Ebbene sì, dal prossimo anno i due battelli Valentino e Valentina torneranno a navigare le acque del po. Non saranno ovviamente gli stessi battelli andati distrutti durante l'alluvione di un anno fa, bensì due completamente nuovi ed elettrici. Infatti grazie al programma VenTo (la pista ciclabile che collegherà Torino a Venezia) che ha ricevuto un finanziamento di 91 milioni di euro, si potrà destinare una parte di quei fondi all'acquisto delle due nuove imbarcazioni. E proprio in questa ottica si configura l’utilizzo di mezzi elettrici come le due nuove imbarcazioni. I battelli Valentino e Valentina potranno rappresentare una nuova opportunità di turismo. L’obiettivo del Comune e di Gtt è quello di spingere anche il turismo lungo le sponde del fiume, proponendo tour e un nuovo servizio di noleggio barche. 

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19 set 2017

A volte ritornano: I Murazzi riaperti nel 2018?

di Alessandro Graziano

Arriva la notizia  di fine estate: dall’estate del 2018 i Murazzi riaprono con i” distretti della movida.   Dopo anni  proteste e abbandono, i Murazzi, i locali lungo il muraglione  sul Po del centro storico di Torino torneranno ad essere uno dei “luoghi di culto” della movida torinese.   L’annuncio è arrivato dall’assessore al Commercio Alberto Sacco nel corso dell’incontro con i titolari dei locali notturni di San Salvario. Tema principale dell’incontro è stato la creazione di distretti enogastronomici nel quartiere vicino alla stazione ferroviaria. L’assessore della Giunta, guidata dalla sindaca Chiara Appendino, ha sottolineato che la volontà dell’amministrazione pentastellata era quella di riaprire i Murazzi. L’idea è quella di creare dei distretti della movida dai Murazzi fino alla riapertura dei capannoni delle ex aree industriali. L’obiettivo dell’amministrazionemira a delocalizzare la movida torinese decongestionando i quartieri di San Salvario e Vanchiglia, diventati ormai il centro della vita notturna torinese. Il progetto interesserà l’area vicino al Po, San Salvario e Vanchiglia, ma non solo. Infatti, la proposta prevede di animare anche l’Open Incet in Barriera di Milano, come è già accaduto in occasione del Salone del Libro. Il progetto, dedicato principalmente ai Murazzi, arriva dopo il mancato allestimento della spiaggia estiva e lo slittamento della riapertura dei locali, su cui molti imprenditori avevano speso cifre importanti.

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03 ago 2017

Ciclovia VenTo, la tratta milanese prende forma

di Mobilita Torino

La ciclovia che collega Venezia e Torino lungo il fiume Po, più conosciuta come la VenTo, devia il suo percorso su Pavia e Milano seguendo il Naviglio Pavese fino alla Darsena, inserendosi così in una rete ciclabile già esistente. Milano ha già dato parere favorevole per la realizzazione del progetto con finanziamenti anche dalla Regione Lombardia che coprirà il 50% del costo di realizzazione della tratta. Il ministero per le Infrastrutture e dei Trasporti ha già assegnate  risorse per 2,75 milioni di euro per un costo stimato complessivo di 129,70 milioni di euro.  VENTO è il progetto di dorsale cicloturistica da VENezia a TOrino lungo il fiume Po. 679 km prevalentemente lungo le sommità arginali del fiume, attraversando il territorio di 4 Regioni, 12 Province e 121 Comuni. VENTO è al tempo stesso un progetto di tracciato e di infrastruttura: un file rouge attraverso il quale ricucire la bellezza di luoghi e storie oggi separati e per nulla conosciuti. La progettazione di un’infrastruttura ciclabile inizia con la scelta del tracciato: VENTO corre in parte sulla sponda destra e in parte sulla sponda sinistra del fiume Po, lungo i suoi argini, e ricalca parzialmente il tratto italiano di Eurovelo n. 8 e in il percorso Bicitalia n. 2. La scelta del tracciato di VENTO è frutto di un lungo lavoro svolto direttamente sul territorio: oltre 1.000 km di sopralluoghi e un accurato rilievo in campo hanno permesso di scegliere il tracciato e individuare le potenzialità e criticità presenti lungo questo tracciato. Le informazioni raccolte hannno costituito la base per la progettazione tecnica e la stima del costo di realizzazione. Ti potrebbe interessare: Progetto VENTO: scopriamo insieme di cosa si tratta.

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10 mar 2017

Via Monferrato pedonale: presto realtà!

di Alessandro Graziano

Un progetto che rivoluzionerà una zona turistica come quella zona della chiesa Gran Madre Via Monferrato parallela di corso Casale, verrà interessata da un progetto di pedonalizzazione in cantiere da diversi anni (i primi studi risalgonoal 1986). Non contemplata dunque la volontà dei commercianti, che con forza esprimono il proprio dissenso verso un progetto che, secondo loro, rischia di far chiudere le serrande dei propri negozi, per la mancanza di passaggio di auto.  Il progetto, reso sostenibile economicamente da un finanziamento europeo, riguarda tutta l’asse di via Monferrato: una via lunga 260 metri, molto stretta e caratteristica, a due passi da Parco Michelotti. La pedonalizzazione terrà conto del contesto urbano e storico della zona: marciapiedi a raso con lastre di pietra, pavimentazione centrale con binderi di pietra, acciottolato e panchine di granito. I materiali provenivano dalle cave piemontesi, proprio per rispettare ancora di più il contesto storico. I lavori, suddivisi a lotti per non dar vita a cantieri impattanti, dovrebbero durare nove mesi circa con un importo di 700.000 euro. Un progetto capace di mettere d’accordo tutta la classe politica torinese: dalla Giunta attuale al PD, tutti sembrano apprezzare la pedonalizzazione di via Monferrato, richiesta anche dai residenti. La perdita di 60 posti d’auto in via Monferrato verrebbe infatti in parte compensata da un incremento di 25 stalli nel tratto corrispettivo di corso Casale grazie ai nuovi parcheggi a lisca di pesce. Queste  le parole degli assessori Maria Lapietra (Trasporti) e Alberto Sacco (Commercio): «Con la riqualificazione di Parco Michelotti la zona avrà nuova vita, nuovi flussi pedonali». Il riferimento, nemmeno un po’ velato, è al progetto vicino di Parco Michelotti, che con l’arrivo di Zoom verrà completamente riqualificato. Quali misure nel concreto per i commercianti? Anche su questo, le idee della Giunta sono piuttosto chiare: «Organizzeremo feste di pedonalizzazione ad hoc per i commercianti, con bancarelle esposte nella via».  

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18 ott 2016

Parco Michelotti: quale futuro?

di Alessandro Graziano

Il progetto prevede la realizzazione nel cuore di Torino, in circa 3 ettari sulla riva del fiume, di una  Zoom City con ambientazioni tematiche ed esotiche, tra cui un villaggio Inca con lama e alpaca, un villaggio Dayak con maiali vietnamiti, zebù nano, capre e galline, e una fattoria per il gioco dei bambini. L’intera area del Parco Michelotti verrà assegnata alla Zoom Torino SpA per trent’anni per la riqualifica e la costruzione di un bioparco. Nel progetto presentato da Zoom si parla di tre aree di cui una con accesso gratuito ed altre due a pagamento. La prima verrà riqualificata dalla società e destinata a tutta la civitas torinese; nella seconda sarà costruita una Children Farm in cui saranno presenti animali di fattoria in uno spazio all’aria aperta; nella terza una biosfera al chiuso riprodurrà un ecosistema in stile Rio delle Amazzoni, con tanto di anfibi, rettili, uccelli e foresta pluviale. Il progetto prevede in sintesi: Aree pubbliche ad ingresso libero che saranno costantemente prese in manutenzione da Zoom, tra cui il percorso lungo il Po. Una children farm ovvero un percorso didattico sulle varie fattorie esistenti al mondo Una biosfera ovvero zona indoor composta da una zona Marcopolo e una Amazonia, due ambienti al coperto e climatizzati. Secondo le stime effettuate dal Politecnico di Torino si prevedono 300mila visite l’anno, una ricaduta economica di cinque milioni di euro e un 15% di utenti composti da famiglie dell'area Metropolitana torinese.  Il costo del ticket d'ingresso potrebbe essere dai quattro ai sedici euro, grazie ai quali la zoom nel 2024 inizierebbe a guadagnare dall’investimento, che si aggira tra i quindici ed i venti milioni di euro con la creazione di 100 posti di lavoro. Sempre secondo le previsioni del Politecnico aumenterà, del 35%, il fatturato delle attività commerciali  di Borgo Po. Sarà altresì riqualificato il percorso ciclopedonale, creata un’area bimbi e diversi percorsi per il jogging. Nonostante l'interessante progetto di riqualificazione, l’assegnazione del parco, tramite il bando del Comune di Torino, ha suscitato alcune polemiche. Da una parte ad alzare la voce sono stati i comitati di quartiere delusi dalla giunta pentastellata che non accettava l’idea, prima di essere eletta, di cedere una zona pubblica ad un privato, salvo poi il mantenimento del piano della precedente giunta PD. Dall’altra gli stessi Cinquestelle per i quali ha parlato il vicesindaco Guido Montanari “Non riesco a condividere entusiasmo per questo progetto di uno Zoom al Parco Michelotti, perché avremmo preferito ridare l’area verde ai cittadini. Ma non ce la sentiamo di buttar via tutto il lavoro fatto fin qui”. Giustificazione non accettata dai comitati di quartiere che tenteranno di osteggiare tale progetto. Sicuramente la giunta  ha dovuto fare dietrofront a causa delle penali monetarie che dovrebbe pagare il Comune e quindi la collettività in caso di recesso del contratto con Zoom. Ma nell'economia contemporanea grossi progetti di riqualificazione non possono che essere portati avanti dai privati in sinergia con il pubblico. L'uno non esclude l'altro e il nostro assessore Montanari dovrebbe saperlo. Ciò che è privato se ben governato da norme e regolamenti non è il male per la città anzi una svolta per molte questioni urbane.

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