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23 nov 2016

Quale futuro per Torino? Dibattito aperto con Montanari

di Alessandro Graziano

Qualche giorno fa si è svolto un  'incontro-dibattito con l'assessore Montanari, organizzato dall'ordine degli architetti di Torino. Il tema: quale futuro per Torino? Il dibattito tenutosi nella Scuola Holden ha avuto come tema centrale il programma della nuova amministrazione in merito ad urbanistica, trasporti e progetti urbani. Il moderatore del dibattito xx ha esordito provocotariamente "Montanari assessore del no e della decrescita?" Montanari ha sottolineato come a livello etico urbanistica non debba essere il luogo della rendita fondiaria ma come luogo del cittadino. L'importanza quindi di non consumare nuovo suolo ed anzi di potenziare e sviluppare la manutenzione dell'esistente e il riuso. Esempio torinese sono gli immensi e abbandonati ex spazi industriali. Ha parlato della "Variante 200" e la prospettiva di non attuarla in relazione alla linea due della metropolitana ma anzi di investire in altre direzioni pur di non svendere aree di territorio per costruire la linea 2. Sulla città della salute invece la direzione dopo un no secco è stata di costruire la sede distaccata delle Molinette limitrofa a the Oval restaurando e adeguando la sede storica dando priorità alla manutenzione del vecchio. In sontrsi ecco i 7 punti enunciati dall'assessore: 1 riduzione consumo di suolo, che in Italia galoppa al 7% annuo contro la media Ue al 3.5% 2 mantemimento attività produttive 3 rispetto e mantenimento aree agricole 4 servizi 5 ridefinizione aree commericali con attenzione alle medie superfici e una corsia preferenziale ai piccoli centri commerciali. 6 trasporti sost. Con un no ai nuovi parcheggi pertinenziali in centro ed un si a quelli in aree periferiche anche senza punti di trasporto integrato. 7 riequilibrio centralità ovvero Torino come realtà policentrica L'ordine degli Architetti ha infine avanzato una stretta collaborazione con il comune attraverso il concorso di progettazione al fine di costruire una città bella e partecipata. Il dibattito è infatti terminato con la discussone sul nuovo Prg dove si vorrà creare un regolamento edilizio che stimoli le architetture di qualità e il rispetto del costruito rispetto al paesaggio naturale, fluviale e collinare torinese.  

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30 giu 2016

Sostenibilità e partecipazione: parola del nuovo assessore Montanari

di Alessandro Graziano

Si è da poco insediata la nuova giunta guidata dalla sindaca Chiara Appendino e importanti sono le parole del neo assessore all'urbanistica Guido Montanari. Montanari, docente di storia dell'architettura contemporanea presso il Politecnico torinese, si pone critico rispetto il lavoro svolto dal suo predecessore su vari progetti futuri per la città. Innanzitutto forte è la critica sui nuovi isolati edificati nella Spina 3 con edilizia a torre. Si criticano gli alti indici edificatori e la mancanza di attenzione al verde e ai servizi urbani. In realtà lungo la sopracitata Spina 3  è stato creato il parco Dora che costituisce l'opera di maggior rilievo nell'ambito della trasformazione urbanistica e, con i suoi 45 ettari di superficie, rappresenta uno dei più vasti polmoni verdi della città, dopo il Parco della Pellerina.  Inoltre nel progetto Spina 3 è stato detombato il fiume Dora, per almeno un cinquantennio ridotto quasi a fognatura dalle fabbriche della zona. Insomma da un'intervista rilasciata alla Stampa definisce "Ho detto a loro che l’urbanistica applicata in città è da Anni 60 fatta di palazzoni, supermercati e una viabilità che non tiene conto della viabilità dolce e sostenibile." Nell'intervista si rivolge all'unione dei costruttori edili (ANCE) che a Torino come nel resto d'Italia soffrono di un calo del settore. I punti chiave dello sviluppo del settore secondo il nuovo assessore sono gli investimenti sull'efficienza energetica, sulla sostenibilità ambientale e sulla riqualificazione di ampie aree urbane. Argomento caldo è poi il trasporto pubblico e in particolare le nuove infrastrutture di mobilità di massa: la linea 2 di Val di cui avevano già trattato qualche giorno fa. http://torino.mobilita.org/2016/06/20/la-metro-che-verra-tutti-i-dettagli-della-linea-2/ù Montanari definisce il progetto preliminare della linea 2 come «il grande bluff: hanno calato dall’alto il progetto, come hanno sempre fatto limitando il controllo pubblico e facendosi guidare dai promotori dei progetti stessi. L’idea è quella di sfruttare il trincerone della ferrovia già esistente e sfruttare le aree attorno per costruire ancora. Personalmente sono convinto che la soluzione migliore sarebbe quella di puntare direttamente su San Mauro e utilizzare la Torino-Ceres per il collegamento da Caselle e arrivare in centro». Propone sostanzialmente un incrocio ad X ( nella foto in alto) con interscambio tra le due linee nel centro ma l'arrivo a Nord della linea non a Rebaudengo, con interscambio con il passante ferroviario,  ma a San Mauro Torinese, mentre a sud il percorso arriverebbe a Orbassano come già previsto dallo schema di massima. Quindi risulta contrario al riutilizzo della trincea ferroviaria dismessa e alla riqualificazione delle aree circostanti tra cui svariati isolati sfrangiati, ex aree industriali. Facendo una valutazione, il nuovo assessore ha ragione a chiedere uno sviluppo sostenibile e una città a misura di pedone, ma ciò non esula dal portare avanti delle strategie e progetti già in atto in città. La critica alla Spina 3 dovrebbe far i conti con i grandi oneri di urbanizzazione che le imprese hanno pagato per costruire e quindi i servizi che il comune ha potuto creare grazie a questi fondi economici. Inoltre il cambio di percorso alla linea 2, di cui tra poche settimane verrà affidata la progettazione preliminare, sembra quasi in controtendenza rispetto la volontà di Montanari di recuperare le aree dismesse, evitare nuove edificazioni e creare un città sostenibile. Infine il tema della partecipazione risulta molto importante ed auspichiamo che in futuro il comune coinvolga i quartieri e le zone in cui verranno realizzati nuovi progetti, secondo una prassi esistente almeno da sessanta anni nei paesi del nord Europa.  

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